Ascensore per il patibolo

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Ascensore per il patibolo
Esordio alla regia di Luis Malle che anticipa la "nouvelle vague" con uno straordinario Miles Davis alla colonna sonora
Ascensore per il patibolo
(Ascenseur pour l'échafaud)
Regia: Luis Malle
Cast: Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Georges Poujouly, Yori Bertin, Jean Wall
Genere: noir
Durata: 90 min. - b/n
Produzione: Francia (1958)
Distribuzione: Cineteca di Bologna
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Julien Tavernier lavora alle dipendenze di Simon Carala,un potente uomo d’affari che ha organizzato anche un traffico d’armi con i Paesi del Terzo Mondo. La moglie di Simon, Florence, è l’amante di Julien. I due decidono di eliminarlo. Tutto procede secondo i piani (si deve far credere a un suicidio nella sede della società di Carala) fino a quando Julien non si accorge di aver dimenticato sul luogo del delitto una corda che avrebbe invece dovuto far sparire. Tornato sui suoi passi la recupera ma mentre sta scendendo in ascensore questo si blocca. Il guardiano, concluso l’orario di servizio, se ne è andato togliendo la corrente elettrica., Julien si troverà coinvolto in situazioni inattese.
Louis Malle a venticinque anni e dopo una co-regia in ambito totalmente diverso (con Jacques Cousteau negli abissi marini ne Il mondo del silenzio) esordisce nel lungometraggio di finzione con un’opera che si fa immediatamente notare. Innanzitutto per uno stile che alcuni vedono addirittura come anticipatore della Nouvelle Vague grazie al rigore formale e all’ottima conoscenza del genere che il film affronta. Perché Malle innanzitutto si affianca a Roger Nimier per portare sullo schermo il romanzo omonimo di Noël Calef che ha come perno un intrigo classico da ‘série noir’.
Nimier vi insuffla dosi di disillusione intervenendo con abilità sul contrasto tra la grande passione e il monotono scorrere della quotidianità in cui inserisce, da un certo punto in poi, personaggi a cui conferisce una maschera di irrisione che nasconde la vulnerabilità della generazione post bellica. A ciò aggiunge la valorizzazione del personaggio di Florence che nel romanzo era di scarsa rilevanza narrativa e a cui Jeanne Moreau offre un’interpretazione di elevata raffinatezza.
Malle interviene in maniera ulteriormente determinante dietro una macchina da presa decisamente mobile, capace di cogliere l’essenziale tralasciando ogni elemento superfluo grazie anche a una sceneggiatura che parcellizza i dialoghi e lascia spazio ai silenzi ma anche alla tromba di un grande come Miles Davis che si dice abbia improvvisato i propri interventi lavorando su un film non ancora montato. Il jazz diventa così un valore aggiunto che sottolinea il disincanto e il pessimismo del giovane regista. Solitudine e angoscia dominano la vita degli individui in un mondo che ha ormai accantonato qualsiasi forma di sincerità.