ESCHER – VIAGGIO NELL’INFINITO

PROGRAMMAZIONE
TERMINATA
ESCHER – VIAGGIO NELL’INFINITO
LE ILLUSIONI OTTICHE DI ESCHER PER SONDARE LA PSICHE UMANA E UN MODO NUOVO DI PERCEPIRE IL MONDO.
ESCHER – VIAGGIO NELL’INFINITO
(Escher: Het Oneindige Zoeken)
Regia: Robin Lutz
Cast: George Escher, Jan Escher, Liesbeth Escher, Stephen Fry, Graham Nash
Genere: Documentario
Durata: min. - colore
Produzione: Paesi Bassi (2018)
Distribuzione: Feltrinelli Real Cinema e Wanted
VEDI
TRAILER

Come si possono ricreare le forme ripetute delle cose che si susseguono lontano nel paesaggio? Come si fa a catturare quelle geometrie, quelle ombre e quei dettagli che l’occhio percepisce in maniera così perfettamente assemblata nello spazio? Escher ci riesce componendo, con un rigore matematico e uno stile ossessivo fatto dalla ripetizione dei soggetti, le forme che l’illustratore coglie intorno a lui, che appaiono via via infinite. “Non sono un artista. Sono un matematico”, risponde Mauritz Cornelis Escher a Graham Nas, cantautore e fotografo inglese che scopre l’illustratore olandese grazie a un prezioso libro alla fine degli anni Sessanta, e lo contatta al telefono.

Escher non è un artista: è un talentuoso illustratore che sonda la psiche umana e la sua maniera di percepire il mondo. È un minuziosissimo osservatore della realtà che riporta, con uno stile preciso, in bianco e nero e poi a colori, nei disegni e nelle stampe in cui sembrano muoversi elementi e forme percepite, dai solidi platoniani, a qualunque soggetto che possa attrarlo: alberi, geometrie, elementi architettonici, animali, foglie, onde, figure umane, metamorfosi dei dettagli, montagne, scacchiere, scalinate, cerchi che si allargano, e così via…

Escher produce delle piccole coreografie che entrano le une nelle altre, restituendo un’idea di infinito. L’occhio ha una ricezione particolare quando osserva le creazioni di Escher, per questo al grafico olandese sono state attribuite diverse invenzioni basate sull’illusione ottica.

“I am afraid there is only one person in the world who could make a good film about my prints; me / “Temo che ci sia un’unica persona che può fare un buon film sulle mie riproduzioni. Io”, esordisce così il narratore Escher mentre racconta la sua vita: una figura di intellettuale che ha lavorato e creato fino alla sua morte, nel 1972. Il regista ha scelto di non ricostruire il suo personaggio attraverso un attore, di non renderlo fittizio, ma di lasciarlo come testimone e narratore del nostro tempo che commenta le cose dall’esterno, da un altro mondo.

Escher infatti, con la prestante voce fuori campo di Stephen Fry, osserva la realtà contemporanea con ironia e stupore nei confronti di chi, ancora oggi, ama la sua opera. Questa chiave di narrazione del film è originale e bilancia la storia di Escher con le sue derivazioni nel contemporaneo – dal mondo del tattoo a cui le sue illustrazioni sono arrivate, fino alle grandi mostre dedicate.