L’AMORE SECONDO DALVA

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L’AMORE SECONDO DALVA
UNA VISIONE CORAGGIOSA E ORIGINALE SU UN TEMA DIFFICILE. BUOLNA LA PRIMA PER EMANUELLE NICOT, PREMIATA A CANNES 2022
L’AMORE SECONDO DALVA
(Dalva)
Regia: Emmanuelle Nicot
Cast: Zelda Samson, Alexis Manenti, Fanta Guirassi, Marie Denarnaud, Jean-Louis Coulloc'h
Genere: Documentario
Durata: 85 min. - colore
Produzione: Francia (2022)
Distribuzione: Teodora Film
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Dalva, quando viene prelevata dai Servizi sociali e portata contro la sua volontà in un centro per minori, ha 12 anni, vive da sola con il padre, che lei chiama Jacques, ha sempre studiato in casa senza avere contatti con i suoi coetanei, e si veste e si trucca come una donna adulta. Al centro di accoglienza si sente sola, e vittima di una grande ingiustizia. Ma a poco a poco diventa evidente che l’ingiustizia è quella perpetrata contro di lei dal padre che, dopo la separazione dalla moglie, ha fatto di Dalva la sua compagna. La ragazzina non conosce altro affetto, e sente terribilmente la mancanza di “Jacques”. Saranno l’amicizia con Samia, la compagna di stanza che le è stata affiancata, e l’aiuto dell’assistente sociale Jayden a donarle una nuova prospettiva sulla realtà e ad insegnarle come possa essere la vita a 12 anni, così come quale possa essere l’amore autentico di un genitore verso un figlio.

La regista e sceneggiatrice belga Emmanuelle Nicot, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie di raccontare una storia di incesto allineandosi totalmente al punto di vista della giovane vittima, tanto che nella parte iniziale del racconto viviamo anche noi ciò che le succede come una sgradita ingerenza e un abuso.

Solo gradualmente, per il pubblico come per la ragazzina, la verità comincerà a farsi strada, e piano piano Dalva riuscirà a recuperare la sua preadolescenza. La cinepresa scava nel silenzio smarrito del suo volto che a poco a poco cambia di segno, utilizzando primi piani indagatori ma sempre rispettosi dell’intimità della protagonista – quella che nella storia è stata ampiamente violata.

Nicot riesce a raccontare una vicenda potenzialmente scabrosa senza alcun compiacimento o voyeurismo, e contemporaneamente senza alcuna pruderie o imposizione di giudizio: persino il padre, intravisto in pochi istanti, viene raffigurato nella sua fallibilità umana più che nella sua colpevolezza criminale, che pure è chiaramente identificata. In L’amore secondo Dalva la posizione morale della regista è netta, e resta inequivocabilmente dalla parte dell’innocenza perduta della protagonista, ma c’è anche il coraggio di mostrare chiaramente la dualità che una minorenne abusata può provare verso chi ha un ruolo unico nella sua vita e sostiene di volerle bene. In gioco c’è la lealtà che i figli provano istintivamente verso un genitore amorevole, anche nel modo più terribilmente sbagliato.

L’amore secondo Dalva è la storia di una riconquista, e infatti finisce quando la seconda parte della vita della ragazza sta per cominciare ufficialmente. Questa riconquista passa attraverso piccoli gesti e piccole scelte che finalmente appartengono all’età anagrafica della protagonista, invece che al teatro delle apparenze impostole dal padre. La giovanissima protagonista, l’esordiente Zelda Samson, porta sulle sue spalle tutta la narrazione, in un percorso dal buio alla luce.