VOLEVO NASCONDERMI

PROGRAMMAZIONE
TERMINATA
VOLEVO NASCONDERMI
ELIO GERMANO FA SUO LIGABUE, IL SUO GENIO, IL SUO TORMENTO, LA SUA PROFONDA SOFFERENZA INTERIORE
VOLEVO NASCONDERMI
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Regia: Giorgio Diritti
Cast: Elio Germano, Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo, Pietro Traldi, Orietta Notari
Genere: Biografico
Durata: 120 min. - colore
Produzione: Italia (2020)
Distribuzione: 01 Distribution
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Antonio è figlio di emigranti. Dopo la morte della madre viene affidato ad una coppia svizzero-tedesca ma i suoi problemi psicofisici lo porteranno all’espulsione. Viene mandato a Gualtieri in Emilia, luogo di cui è originario l’uomo che è ufficialmente suo padre. Qui vive per anni in estrema povertà sulle rive del Po fino a quando lo scultore Renato Marino Mazzacurati lo indirizza allo sviluppo delle sue naturali doti di pittore.

Fa indubbiamente effetto assistere a pochissimi giorni di distanza dalla morte di Flavio Bucci a un film che ha al centro la sofferta vita di Antonio Ligabue.

Nel 1977 fu proprio Bucci, in quello che all’epoca si chiamava ancora ‘sceneggiato televisivo, in tre puntate per la regia di Salvatore Nocita, a dare uno scossone al modo di raccontare biografie in tv interpretando proprio Ligabue. In una versione cinematografica accorciata aveva vinto al Festival di Montréal il Gran Premio delle Americhe e quello per la Migliore interpretazione maschile.

Non è difficile pensare che Elio Germano abbia avuto la consapevolezza di doversi confrontare con una prova d’attore che aveva segnato l’immaginario di una generazione. I confronti sono sempre complessi da affrontare ma in questo caso si può tranquillamente affermare che Germano non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Ha saputo fare ‘suo’ Ligabue offrendogli quella profonda sofferenza interiore che sa spesso conferire ai personaggi che gli vengono proposti sul grande schermo.

A venirgli in aiuto in questo caso è anche l’altrettanto profonda conoscenza del mondo rurale emiliano che Giorgio Diritti possiede e che sa infondere nelle sue opere quando è necessario. Perché, a partire da quel corpo che si nasconde sotto un indumento/corazza da cui fuoriesce uno sguardo in cui paura e curiosità per ciò che lo circonda si contrastano, Diritti, grazie alla prestazione di Germano, ci racconta una vita dolorosa che dà luogo a un’arte in cui la vivacità cromatica è coinvolgente.

Chiunque abbia visitato una mostra dedicata al grande pittore sa (e Diritti ce lo ricorda sui titoli di coda) quanto l’esplosione di forme e di colori ne costituisse il polo d’attrazione. Quasi che divenissero per lui strumento indispensabile per sfuggire alle sofferenze di un’esistenza marchiata dai disturbi mentali e dalla derisione.